Personalità e alimentazione

  Personalità e Alimentazione. Come interagiscono?

Questa è una domanda a cui da tempo si cerca di trovare una risposta.

Dall’analisi della letteratura quelli che sono stati riscontrati come principali predittori e fattori di mantenimento dei disturbi alimentari o delle proprie abitudini alimentari, sono risultati essere quattro tratti di personalità.

Partiamo intanto dal comprendere cosa sono i tratti di personalità.

Per tratti di personalità s’intendono tutte le dimensioni di base della personalità. Il tratto di personalità rappresenta una specifica modalità di percepire, rappresentare e pensare a se stessi e al mondo, in modo costante nel tempo. I tratti di personalità interagendo, danno vita ai così detti stili di personalità, ovvero configurazioni più o meno stabili di diversi tratti di personalità che forniscono una descrizione globale del funzionamento individuale.

Entrando più nello specifico andiamo a scoprire quali sono queste caratteristiche di personalità che sembrano essere maggiormente connesse alle abitudini alimentari.

  1. Ansia. L’ansia è rappresentata da un sentimento di pericolo che crea uno stato di allarme e una condizione di attesa apprensiva. Si può presentare in situazioni target specifiche (situazioni sociali, specifici contesti, animali ecc) oppure può essere generalizzata alla maggior parte dei contesti di vita.

  1. Depressione. Per tratti depressivi si fa riferimento ad una condizione di basso umore, alta autocritica, tendenza all’isolamento e passività. I tratti depressivi, a differenza dei disturbi depressivi, risultano essere maggiormente stabili nel tempo e determinanti per l’insorgere di ulteriori patologie.

  1. Alessitimia. Con il termine alessitimia s’intende una condizione di difficoltà nell’identificare ed esprimere le proprie emozioni, uno stile cognitivo orientato all’esterno e basse capacità di immaginazione.

  2. Dissociazione. La dissociazione può essere definita come uno stato in cui il soggetto subisce un’alterazione più o meno temporanea delle normali funzioni integrative come identità, memoria, coscienza, percezione dell’ambiente circostante. I fenomeni dissociativi possono essere disposti lungo un continuum di intensità che riflette un ampio spettro di esperienze e/o di sintomi . A un estremo possiamo porre esperienze dissociative di lieve entità , presenti nella vita di tutti noi, come sognare a occhi aperti , perdersi in un libro o in un film, attraversare piccoli momenti di distanziamento; all’estremo opposto vi sono gli stati acuti di dissociazione o le forme conclamate di disturbo dissociativo.

  Vediamo adesso come interagiscono tali caratteristiche di personalità sulle abitudini e sui disturbi del comportamento alimentare.

  1. Ansia e Alimentazione: Un elemento particolarmente importante per definire il tipo di relazione che intercorre tra ansia e alimentazione risulta essere il fatto che via sia un precoce esordio dei Disturbi d’Ansia. Questo ha portato ad ipotizzare che tale tratto non rappresenti semplicemente un elemento caratterizzante i soggetti con disturbi alimentari, ma che possa facilitarne l’esordio stesso, rappresentando, quindi, un fattore di vulnerabilità per problematiche relative alle abitudini e ai disturbi alimentari.

  2. Depressione e Alimentazione: Per quanto riguarda la depressione, sono molti gli studi che hanno evidenziato la stretta relazione che intercorre con i disturbi alimentari. Gli elementi che permettono di appurare tale connessione sono numerosi:

    • gli studi sui livelli di serotonina (Steiger et al., 2004) che si presentano simili nei soggetti con disturbi alimentari e nei Disturbi depressivi;

    • il funzionamento degli Antidepressivi, che danno buoni esiti anche nei disturbi alimentari, in particolare nella bulimia nervosa (Sysko et al., 2010)

    • la forte importanza, per entrambe i tipi di disturbi, della trasmissione intergenerazionale delle patologie (Sherkow et al., 2009).

 

Tutti questi elementi sottolineano lo stretto legame tra i disturbi, considerando, come per l’ansia, il Disturbo depressivo, come fattore di vulnerabilità per i disturbi del comportamento alimentare a causa del loro precoce esordio.

Diverse ricerche hanno riscontrato l’alta co-occorrenza dei disturbi d’ansia con l’uso di sostanze, i disordini alimentari e il disturbo bipolare (una specifica categoria diagnostica dei disturbi depressivi). Un dato particolarmente importante è rappresentato dal fatto che nella maggior parte dei casi il disturbo bipolare si presenta in associazione a tali problematiche piuttosto che presentarsi isolatamente. Sembrerebbe quindi che l’associazione di tali disturbi sia la regola piuttosto che l’eccezione.

  1. Alessitimia e alimentazione: Studi recenti hanno sottolineato gli alti punteggi nella difficoltà di identificare e descrivere i sentimenti da parte di ragazze che presentavano diagnosi di disturbi alimentari. Grazie agli studi condotti da Frank et al., (2004) è stato riscontrato un livello di serotonina e dopamina che risulta alterato in soggetti con diagnosi di Anoressia nervosa.

I livelli di concentrazione di tali neurotrasmettitori svolgono un ruolo importante nel determinare l’umore del soggetto e il funzionamento delle strutture limbiche. Alterazioni di queste determinerebbero quindi ampie problematiche nella regolazione delle amozioni e di conseguenza nel mantenimento del disturbo alimentare.

Si ipotizza dunque che il mal funzionamento di tali aree sia alla base non solo dei sintomi alessitimici ma a loro volta rappresentino anche un fattore di vulnerabilità e di mantenimento di disturbi o problematiche alimentari. In diversi studi è stato evidenziato che l’incapacità di identificare i propri sentimenti negativi rappresenti il vero e proprio nucleo del problema dei disturbi alimentari (v. ad es. Hayaky et al., 2009). Questo perché tali soggetti fanno uso del disturbo alimentare proprio con l’obiettivo di evitare i propri stati emotivi negativi. In tale situazione, una condizione alessitimica ne facilita l’evitamento.

  1. Dissociazione e Alimentazione: Alcuni studi (Reto et al., 1993) hanno ipotizzato che in questo caso siano gli stati dissociativi ad essere la conseguenza della presenza di disturbi alimentari, non il contrario, non rappresentando quindi un fattore di vulnerabilità. Successivi studi (MCShane et al., 2008) hanno identificato l’alta presenza di stati dissociativi solamente nel momento stesso in cui veniva messa in atto, nella bulimia, la condotta di abbuffata/eliminazione ma non nel resto del tempo. Questo ha portato ad ipotizzare che la Dissociazione non rappresenti un fattore di vulnerabilità che con il tempo possa determinare lo sviluppo di patologie, quanto una condizione scatenante specifici comportamenti caratteristici delle diverse patologie alimentari, in particolare dell’abbuffata nella bulimia nervosa.

Lo stato dissociativo rappresenta una condizione vissuta come necessaria, dai soggetti con disturbi del comportamento alimentare, per evitare gli stati emotivi negativi e distaccarsi completamente da questi. Sono esemplari gli studi condotti da Heatherton et al., (1991) che hanno definito la “Teoria della fuga” proprio per sottolineare la ricerca di una via di fuga da tali stati emotivi che verrebbe individuata proprio nelle condotte disfunzionali legate all’alimentazione.

  Per rispondere alla nostra domanda iniziale.... possiamo concludere affermando che vi è una stretta relazione tra le condotte alimentari e le caratteristiche di personalità, in particolare dunque con l’ansia, la depressione, l’alessitimia e la dissociazione.

Per quanto riguarda i primi tre tratti il rapporto sembra causale: le caratteristiche di personalità quali ansia, depressione e alessitimia sembrano porre le basi per sviluppare e mantenere disturbi alimentari o errate abitudini alimentari.

Per quanto riguarda la dissociazione sembra invece che questa sia più una conseguenza necessaria affinchè i disturbi (in particolare per la bulimia) vengano mantenuti o affinchè questi si intensifichino.