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 Gestire il comportamento alimentare

Sono molte le situazioni in cui si presentano disagi rispetto alla propria immagine corporea. Ad esempio tutti quei casi in cui non ci sentiamo soddisfatti della propria forma fisica, del proprio peso e della propria alimentazione.

Raramente incontriamo persone che non si sono mai sottoposte a diete o, con ancora più difficoltà persone soddisfatte del proprio aspetto o del proprio regime alimentare. A tali condizioni si somma poi soprattutto, un’incapacità di porvi rimedio se non adottando diete “fai da te” o consigliate da specialisti, che sembrano essere l’unica possibilità di risoluzione.

Come testimoniato però da recenti ricerche (R. Wieseman), tra coloro in cui vi è l’obiettivo di perdere peso sembra esservi una percentuale che si aggira intorno al 78% di casi in cui non vi è il raggiungimento o il mantenimento dell’obiettivo prefissato pur avendo a disposizione qualsiasi tipo di dieta tramite ad esempio internet, ormai disponibile quasi a tutti.

Risulta chiaro, anche dalle esperienze testimoniate quotidianamente, come la dieta in sé sia completamente funzionale per la risoluzione di alcuni casi, sufficiente per raggiungere alcuni step intermedi (ad esempio, perdita di peso ma incapacità di tollerare il regime alimentare a lungo termine), e completamente incongruente con altre tipologie di condizioni, a causa di un nucleo problematico che non è da ricercare nel regime alimentare adottato (questo rappresenta infatti solamente la punta dell’iceberg), ma nella funzione che svolge il cibo per il soggetto (ad esempio può essere una fonte di conforto in situazioni di stress, o un mediatore della vita sociale).

Tra queste possiamo ricordarne alcuni aspetti :

  • Molti soggetti riferiscono di aver fatto numerose diete e di essere stanchi per non avere ancora risolto il problema del peso.

  • L’effetto yo-yo delle diete, ovvero l’alternanza di periodi di perdita a periodi di aumento del peso che implicano sensazioni di frustrazione e la conseguente sfiducia verso la possibilità di risoluzione del proprio problema.

  • In molti casi il peso e il cibo risultano essere un pensiero ossessivo. Questo in alcuni casi può condurre ad una forte perdita di peso o a grandi pasti consumati con voracità.

  • Ansia e fattori stressanti della vita quotidiana possono provocare un aumento di peso o episodi di abbuffata.

  • Spesso viene riferito di aver fatto una dieta, aver ottenuto buoni risultati, ma di temere di non riuscire a mantenere il risultato raggiunto.

 

Queste sono alcune delle condizioni che possono essere presenti e che possono trovare giovamento tramite una presa di consapevolezza e un successivo intervento volto al sostegno della persona nel processo di cambiamento.

 

 


  I Disturbi del Comportamento alimentare

1) Anoressia Nervosa

2) Bulimia Nervosa

3) Disturbo da Alimentazione Incontrollata

 

 

 

 

  1) Anoressia Nervosa

Come riportato nel DSM V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) per Anoressia Nervosa si intende una condizione clinica caratterizzata da tre aspetti principali:

  1. Forte restrizione dell’apporto energetico relativo al bisogno, con un conseguente calo di peso al di sotto del minimo normale per età, sesso, evoluzione dello sviluppo e salute fisica.

Tale caratteristica nella pratica si presenta con l’eliminazione di alcuni cibi (i più frequenti sono pane, pasta, olio, dolci e carne rossa) e con una riduzione del numero dei pasti giornalieri. Tale condizione determina quindi un apporto calorico inferiore al fabbisogno quotidiano e il conseguente calo di peso.

  1. Intensa paura ad aumentare di peso o d’ingrassare, o comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso, nonostante un peso significativamente basso.

  2. Anomalia nel modo in cui è percepito il peso e la forma del proprio corpo; inappropriata influenza del peso e della forma del corpo sulla propria autostima, o persistente perdita della capacità di valutare la gravità dell’attuale perdita di peso.

Questa terza condizione mette in luce due aspetti importanti strettamente connessi: da un lato vi è un’errata percezione della propria immagine corporea, che si esplica ad esempio con più frequenza nella percezione di alcune parti del corpo come “troppo grasse” , anche se si è in presenza di condizioni di sottopeso più o meno marcate. L’altro aspetto è rappresentato da una valutazione di se stessi che dipende completamente dal peso e dalla forma del corpo. Ogni minima variazione sarà quindi causa di cambiamenti del tono dell’umore e del livello di stima di sé stessi.

La gravità del disagio viene definita sulla base dell’Indice di Massa Corporea (rapporto tra il peso e l’altezza al quadrato) che permette di indicare la severità della condizione di sottopeso.

 

  2) Bulimia Nervosa

Come riportato nel DSM V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) per Bulimia Nervosa si intende una condizione clinica caratterizzata da tre aspetti principali:

  1. Ricorrenti abbuffate oggettive.

Per abbuffata si intende ingerire, in un periodo di tempo circoscritto, una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili. Questa condizione si associa ad una perdita di controllo sull’atto di mangiare conducendo la persona ad un’alimentazione eccessiva e caotica.

  1. Ricorrenti comportamenti di compenso volti a prevenire l’aumento di peso.

I comportamenti di compenso si attivano in seguito alle abbuffate. Ne sono degli esempi il vomito autoindotto, l’uso di lassativi e diuretici, il digiuno o l’esercizio fisico. L’obiettivo di tali comportamenti è quello di compensare l’eccessivo apporto calorico delle abbuffate attraverso strategie che permettono di non aumentare di peso.

  1. La valutazione di sé è inappropriatamente influenzata dalla forma e dal peso del corpo.

Come per l’Anoressia Nervosa l’aumento o il calo del peso sono determinanti per lo stato dell’umore e per l’autostima.

La gravità del disagio viene definita sulla base del numero di abbuffate che si svolgono nell’arco di una settimana. Queste possono andare da una severità lieve (da 1 a 3 a settimana) ad una severità estrema (oltre le 14).

 

 

 

  3) Disturbo da Alimentazione Incontrollata

Come riportato nel DSM V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) per Disturbo da Alimentazione Incontrollata si intende una condizione clinica caratterizzata da tre aspetti principali:

  1. Ricorrenti abbuffate oggettive.

Per abbuffata si intende ingerire, in un periodo di tempo circoscritto, una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili. Questa condizione si associa ad una perdita di controllo sull’atto di mangiare conducendo la persona ad un’alimentazione eccessiva e caotica.

  1. Le abbuffate si associano ad alcuni dei seguenti aspetti:

  • Mangiare molto più rapidamente del normale;

  • Mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di troppo pieno;

  • Mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;

  • Mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;

  • Provare disgusto di sé, depressione o senso di colpa dopo aver mangiato.

  1. Le abbuffate suscitano sofferenza e disagio.

La gravità del disagio viene definita sulla base del numero di abbuffate che si svolgono nell’arco di una settimana. Queste possono andare da una severità lieve (da 1 a 3 a settimana) ad una severità estrema (oltre le 14).